Priscilla



Sono stata ricoverata in ospedale per piu’ di 4 mesi, a causa di un diabete scompensato che ha causato un terribile piede diabetico. Ho avuto una osteomielite che continuava a salire dal piede verso la gamba. Il dottore mi ha proposto a lungo la amputazione, ma io rifiutavo sempre perche’ pensavo che tale operazione mi avrebbe fatto morire. Invece mi sono poi accorta che sarei morta se non avessi accettato l’intervento.
Ora le mie glicemie sono sotto controllo, ed il mio moncone e’ quasi rimarginato.
Il problema vero e’ che non sono sposata, la mia mamma e’ morta, ed il mio babbo e’ anziano e fa fatica a tirare avanti con un piccolo pezzo di terra. Ha davvero tanti problemi a pagare per le cure che mi hanno riservato e per quelle che mi saranno necessarie in futuro.
Ora voglio provare ad andare a casa, usando le stampelle che il Cottolengo Mission Hospital mi ha preparato e regalato. Piu’ avanti vedremo se sara’ il caso di pensare ad una protesi. So che la Provvidenza mi mandera’ un buon samaritano anche per questo. Devo solo aspettare per altri sei mesi perche’ ho ancora una goccina di siero che esce dalla ferita.
Desidero ringraziare Luca Cremasco ed i suoi parenti ed amici, per averci aiutato a pagare completamente tutte le spese ospedaliere e per averci lasciato una cifra di denaro che ci permettera’ di comprare l’insulina per vari mesi. Parte dell’offerta l’abbiamo gia’ messa da parte per l’arto artificiale.

Priscilla

Orfano


 

Sono arrivato da due giorni, e sono un maschietto. Oggi compio la mia prima settimana di vita. La mia mamma è morta di parto al Kenyatta Hospital. Ero nato a Nairobi perchè mio papà aveva trovato un lavoro laggiù.
Di origine sono però un Meru, come anche i miei genitori… mi pare che non abitiamo molto lontano da Chaaria.
Mio padre dice di non essere interessato a me, perchè ha già altri 4 figli e farà fatica a mantenerli anche senza contare il sottoscritto. Per questo, alla dimissione dalla maternità si è subito recato all’orfanotrofio di Nkabune, dove le suore mi hanno prontamente accettato.
Però, siccome sono molto piccolo e loro non sono attrezzate per l’assistenza al neonato, sono stato affidato a Chaaria, dove dovrei rimanere finchè inizierò a camminare. Poi non so che cosa ne sarà di me. La vita non è mai facile per un orfano.
Ora il mio problema più grosso è che mi manca la mamma, e che con il latte in polvere vomito molto. Piango quasi sempre ma spero di sistemarmi pian piano.
Non ho ancora un nome, perchè il mio babbo non lo ha ancora comunicato. Appena saprò come mi chiamo, ve lo farò sapere.


Bimbo senza nome

 

 


Kangai e Suor Oliva



Kangai, una bella femminuccia di 5 mesi. E’ orfana di mamma, mentre il papa’ e’ vivente. La sua e’ una storia tristissima.
Cinque mesi fa sua madre era stata ricoverata a Materi per il travaglio: purtroppo non era riuscita a partorire normalmente, ed era stata portata in sala per il cesareo.
Tutto sembrava ok, a parte il fatto che la mamma non ha ripreso l’uso delle gambe dopo l’anestesia spinale. Sono poi state fatte delle indagini, e si e’ compreso che non si trattava di un errore tecnico dei medici, ma di un preesistente tumore che gia’ aveva dato metastasi alla colonna ed aveva causato dei crolli vertebrali.
La donna non e’ mai stata dimessa da Materi: l’hanno assistita con dedizione ed amore, ma le condizioni generali sono diventate sempre piu’ scadenti. Sono comparse piaghe da decubito un po’ ovunque, ed una settimana fa la mamma di Kangai e’ volata in Paradiso.
Il marito e’ chiaramente devastato. A casa ha un altro figlio piu’ grande, ed ora non ha piu’ una moglie per prendersi cura di Kangai.
Anche la bimba e’ tristissima: e’ infatti molto piu’ semplice per noi ricevere dei neonati che non hanno avuto esperienza del calore materno, piuttosto che una bimba ormai avvezza al seno di quella madre che ora non vedra’ mai piu’ e che le manca cosi’ tanto. Kangai piange disperatamente, ma speriamo che le nostre coccole la aiutino a riprendersi.
Siamo anche in attesa di un altro neonato, la cui mamma e’ morta di parto a casa. Oggi ho parlato con il padre, che dovrebbe portarci la piccola in settimana.
Ciao.

Fr Beppe

 


Lillian



Carissimi benefattori,
La scuola e’ iniziata nuovamente ed io ho potuto essere riammessa alla St Andrew’s Catholic School grazie alle vostre offerte.
Non so parlare. Anche a scuola non sono certo la prima della classe. In questo momento mi mancano le parole, ma una cosa posso dirla: “GRAZIE”.
Insieme a questa parolina aggiungo la promessa della mia preghiera.

Lillian

Denis




… e sono affetto da sindrome nefrosica. E’ una condizione strana che ti prende all’improvviso e che ti fa gonfiare da tutte le parti. Fino all’inizio di Aprile ero completamente normale, poi ho cominciato a diventare come un pallone. Se dormo sul fianco sinistro, mi si chiude quell’occhio. Se mi giro dall’altra parte mi si chiude quello del lato opposto. Faccio fatica a fare la pipi’ perche’ anche la’ sono gonfissimo. Poi mi manca il fiato: i medici parlano di versamento pleurico, pericardico e ascite.
Dicono che la causa di questa malattia rimane sconosciuta nel 90% dei casi. Altre volte puo’ essere una conseguenza della malaria ed altre ancora sembra una sequela della malattia reumatica.
Mi dicono che perdo troppe proteine con le urine e che questa e’ la ragione dell’edema. La spiegazione chimica non la conosco, ma se dicono che e’ cosi’, sara’ certamente vero.
Il dottore mi rassicura, perche’ dice che all’eco i miei reni sono belli e la creatinina e’ normale: per questo dice che ho grosse speranze di guarire, anche se ci sono bambini meno fortunati che velocemente vanno verso l’insufficienza renale.
Ho il colesterolo alto, anche se non mangio e vomito tutto, mentre le proteine nel mio plasma sono assai basse. Ora mi stanno facendo delle terapie e mi stanno dando una dieta con alte concentrazioni proteiche.
“Io, speriamo che me la cavo”.

Denis


Lucy e Kithinji


 

Carissimi amici,
la ragione per cui mi sono decisa a scrivervi e’ dettata dalla mia poverta’.
Vivo in una casupola di legno ed ho tre figli. Mio marito e’ presente ma e’ come se non ci fosse: come tanti altri anche lui e’ stato “portato via” dalle bevande alcooliche tradizionali con cui spende la maggior parte dei pochi soldi che riusciamo a raccimolare con il lavoro che io trovo qua e la’.
Al momento lavoro al Cottolengo Mission Hospital, ma il mio e’ un lavoro saltuario che mi viene dato quando qualcuno e’ malato, in maternita’ o in ferie. Sono contrattini brevi, a volte anche di tre mesi, ma comunque non si tratta di un lavoro continuo.
La mia crisi economica maggiore e’ rappresentata dal fatto che Kithinji e’ affetto da una forma quasi intrattabile di epilessia fin dalla sua tenera eta’.
All’inizio gli davamo una medicina che si chiama fenobarbitone, e la cosa sembrava procedere abbastanza bene, anche se qualche caduta continuava ancora.
Poi pero’, dalla standard 4 (la quarta elementare), le crisi sono diventate cosi’ frequenti che addirittura il maestro non lo ha piu’ voluto in classe. Si tratta di brevissime assenze, senza caduta a terra: magari il ragazzo e’ alla lavagna, ed improvvisamente smette di parlare o scrivere; rimane in quella posizione per alcuni minuti (magari con il braccio sollevato ed il gesso in mano), e poi riprende i sensi senza ricordarsi di nulla. Gli attacchi erano arrivati ad una frequenza altissimo: anche piu’ di 30 volte al giorno.
Il fenobarbitone e’ poi stato sostituito via via da altri farmaci disponibili in Kenya, ma non ho mai notato alcun miglioramento.
L’unica medicina che sembra aiutarlo abbastanza si chiama sodio valproato: controlla le crisi quasi completamente e non lo rende sonnolento (come invece capitava con il fenobarbitone). Il problema e’ il prezzo: la dose che Kithinji deve assumere costa circa 300 scellini alla settimana. Per me questa e’ una cifra enorme se considerate che non sempre lavoro, e, anche quando ho la fortuna di essere chiamata a sostituire, gradagno 750 scellini alla settimana.
Se io potessi avere un Samaritano che mi paga i farmaci di Kithinji in modo continuativo, certamente potrei avere un po’ di ossigeno per pensare anche agli altri miei figli, per i quali al momento non riesco quasi a procurare il cibo, visto che le medicine mi consumano gran parte dello stipendio.
Grazie anticipatamente,
Lucy e Kithinji

PS: al buon samaritano che fosse interessato ad aiutare Lucy posso dire che 1 Euro sono circa 100 scellini, per cui la spesa media della terapia (se non consideriamo possibili complicazioni o altre patologie intercorrenti) potrebbe essere sui 120 Euro al mese. Dio vi benedica. Grazie anche da parte mia.

Fr Beppe

 

 

Dancan


CIAO MI CHIAMO DANCAN. HO UNA MALATTIA CUTANEA GRAVE CHE SI CHIAMA PEMFIGOIDE. SONO IN OSPEDALE DA TANTO TEMPO E MIGLIORO MOLTO LENTAMENTE. VERO CHE MI AIUTATE!? LE MIE TERAPIE DURERANNO MOLTI MESI. CHE GESU’ BAMBINO VI RICOMPENSI TUTTI.

DANCAN

 

Le terapie sono state somministrate grazie alle donazioni di:

Sig.ra Danelutto Mara di Travagnacco (Udine)

 

Orfana



ANCHE IO VENGO DA TUURU

 


… sono l’ultima della nidiata. Sono arrivata oggi a Chaaria tra gli orfani di Sr Oliva. Sono stata abbandonata davanti alla chiesa di Tuuru. Io non lo so chi sia la mia mamma e non ho idea del mio papà.
Sono stata raccolta da un catechista che mi ha trovata in un cesto e mi ha portata al parroco. Lui immediatamente ha pensato a Chaaria, ed in un battibaleno eccomi arrivata in questa nuova casa dove ci sono tanti bambini come me. Non è facile capire la mia età, ma suor Oliva, con il suo occhio clinico, ha deciso che devo avere circa tre mesi.
E’ la prima notte per me a Chaaria. Mi manca un po’ la mamma: non so se sia diventata matta o se abbia la malaria cerebrale. E’ stranissimo che mi abbia fatto questo. Sono convinta che quando starà meglio, verrà a prendermi qui a Chaaria. Se mi ha lasciata davanti alla chiesa è perchè mi vuole ancora bene… non voleva che mi capitasse niente di male. Forse mamma ha solo problemi economici, e quando li avrà risolti tornerà da me.
Devo essere ottimista: sono sicura che un giorno uscirò a testa alta da questo orfanotrofio. Ora però ho proprio tanto sonno: quel latte in povere non era poi così male e ho il pancino pienissimo. Ciao

BIMBA SENZA NOME (appena mi battezzano, mi presenterò ufficialmente)

 
 
Si ringrazia per la donazione di:
 
Sig.ra Palandri Candina e nipotina Beatrice Anna di Cernusco sul naviglio (Mi)
 
 

Kelvin



 

UN SALUTO ALLA MIA MAMMA ADOTTIVA

Sono Kelvin, ed abito all’orfanotrofio di Nkabune. Non conosco ne’ la mia mamma, ne’ il mio papa’. Pero’ so di avere una famiglia adottiva, a Frossasco, in Piemonte.
Voglio salutare tutti oggi: la mia seconda madre, il mio secondo padre, i miei fratellini e sorelline italiani.
In realta’ io ho scritto e mandato foto. Le ho sempre mandate o per posta o attraverso la mano di volontari che tornavano in Italia. Mi rendo pero’ conto che la mia mamma adottiva e’ preoccupata, perche’ da tempo non riceve mie notizie.
Ed invece eccomi qua, pimpante ed allegro. Adesso vado anche a scuola e mi piace particolarmente disegnare, e giocare a pallone nella ricreazione. Il resto delle materie mi fa un po’ schifo, ma credo che sia abbastanza normale alla mia eta’.
Di salute proprio non mi posso lamentare. E’ parecchio che non vengo piu’ ricoverato a Chaaria per malaria e sono paffutello: l’appetito non mi manca proprio.
Un abbraccio a tutti anche a nome di tutti gli altri orfani che sono stati curati con i soldi dell’operazione Buon Samaritano.

Kelvin

Denis



Anche per me la scuola e’ teminata. Grazie a chi mi ha permesso di riprenderla. I miei risultati sono stati discreti, e dopo un periodo di vita sregolata, ora ricomincio ad apprezzare il valore dello studio, che mi preparera’ ad un futuro migliore di quello che mi stavo costruendo con le mie stesse mani.
La scuola che ho frequentato e’ un semiconvitto: alla sera cosi’ ho sempre potuto tornare a casa dalla zia che mi ospita: ho cercato di rendermi utile come potevo. Non solo studio quindi, ma anche aiuto per mungere l’unica mucca, per darle erba e fieno, per pulire la piccola stalla. Mi sono anche reso disponibile a cucinare la cena, visto che la zia lavora fino alle ore 19 per cinque giorni alla settimana ed ha altri due bambini in casa.
Ora sono in vacanza. Oggi stesso vado a trovare mia mamma e mio papa’, ma non vi rimarro’ a lungo perche’ so che la’ ritrovero’ certe compagnie che vorrei evitare. Il 12 dicembre saro’ di nuovo dalla zia, e poi la scuola ricomincera’ al 6 gennaio.
Dio vi benedica

Denis

Baby Teresia


… sono nata a Tuuru, alla Cottolengo Maternity. Sembrava tutto bene. Infatti la mia mamma è stata dimessa. Poi alcuni giorni dopo ha cominciato a star male, è andata in coma ed è morta velocissimamente. E’ stata ricoverata in un ospedale di Maua, ma non sono riusciti a salvarla. Io non mi ricordo neanche che faccia avesse mia madre. Sono a Chaaria da alcuni giorni. Mio papà non vuole che io vada all’orfanotrofio, ma ora che non ha una donna in casa, ha bisogno di trovare un posto dove io possa crescere, almeno fino a quando sarò capace di mangiare un po’ di tutto. E quindi sono venuta a ingrandire la famigliola di Sr Oliva. Non so che nome mi metteranno. Per adesso mi chiamano baby Teresia, che è il nome della mia mamy.
Mi aggrappo al biberon con forza e cerco di crescere. Ora peso 2100 grammi, ma sto bene. Nella foto sono un po’ addormentata, ma vi penso. Ciao.
 
La nuova bimba di Chaaria
 
Grazie alla donazione di:
 
Sig.ra Gigliola Villani di Barberino di Mugello (Firenze)
 
 
 
 
 
15 Novembre 2008
 
SONO IN PARADISO SENZA UN NOME, MA IL SIGNORE ME NE DARA’ UNO BELLISSIMO

Ciao cari amici volontari,
non mi presento per nome perche’ ancora non me ne e’ stato dato uno. Ero venuta a Chaaria esattamente una settimana fa. Mi avevano portato qui da Tuuru. Avevo viaggiato in macchina con i Fratelli che tornavano dal loro ritiro. Il viaggio era stato lungo e faticoso, ma io ero nelle loro braccia, sempre coccolata ed accudita. Io pero’ ero triste perche’ la mia mamma era morta da pochi giorni. Non so se e’ stata la nostalgia della mamma, o se magari e’ stata tutta colpa di quelle zanzare anofeli che ci circondano ovunque nella stagione delle piogge. Fatto sta che da ieri mattina ho sentito che i miei polmoni erano pesanti. Ho cominciato ad ansimare. Muovevo la mia gabbia toracica su e giu’ alla ricerca d’aria, ma sembrava che non entrasse nulla. Non avevo la forza di tossire. Poi e’ salita la febbre: tremavo come una foglia ed avevo le convulsioni. Mi hanno fatto il test e mi hanno detto che la malaria era positiva. Onestamente mi hanno curata subito: chinino, rocefin, cortisone, ecc,
ma io continuavo a non respirare. Cercavo di dilatare le narici per massimizzare l’immagazzinamento d’aria, ma tutto sembrava inutile. Poi ad un certo punto i miei polmoni hanno smesso di muoversi. Ho appena avuto il tempo di guardarmi in giro e di vedere gli altri orfani nelle incubatrici e nelle culle; quindi tutto e’ diventato nero come se fossi entrata in un tunnel e stessi volando ad una velocita’ supersonica, sospinta da un vento tremendo ma anche dolce che mi cullava dolcemente. Quindi ho visto un puntino luminoso davanti a me. In pochi secondi e’ diventato sempre piu’ grande. Ho capito che era la fine del tunnel. In un attimo mi sono trovata fuori, circondata da una luce infinita e da tanti altri angioletti come me che mi hanno accolta con entusiasmo. Poco distante c’era la mia mamma che mi aspettava a braccia aperte. Entrambe abbiamo iniziato a piangere di gioia. Ora sono felice. Non piangete piu’. Grazie per il vostro aiuto.
La piccola orfana di Tuuru.
 

 
 
 
16 Novembre 2008

LETTERA DAL PARADISO

 

… Vedo che a Chaaria siete tutti confusi e costernati per la mia dipartita così inaspettata. Mi rendo conto che Beppe si sta distruggendo nei sensi di colpa: “se la avessi lasciata a Tuuru… Magari e’ stato quel viaggio difficile, reso ancora più complesso dal fatto che ci siamo piantati nel fango per due volte… Eppure la piccola non ha preso freddo: era così ben coperta! Poi le abbiamo dato del latte in polvere; quindi non è stata neppure la fame. Magari se la lasciavo a Tuuru, sarebbe ancora viva; là non ci sono tante zanzare come qui a Chaaria”.
So che Sr Oliva è agitata e pensa che non siete più in grado di seguire gli orfani; che ne avete troppi e che non ce la fate a star loro dietro.
Ma dal Paradiso vi voglio anche dare un altro punto di vista. Era già scritto che io fossi un angioletto; era nei piani di Dio. Per questo voi non avete alcuna colpa. Lui ha voluto che riabbracciassi la mia mamma così in fretta. Voi mi avete portato a Chaaria per la vita e non per la morte. Certamente eravate convinti di fare una cosa buona. Ma non tutti i nostri piani vanno a buon fine. Ricordate il vecchio proverbio: “L’uomo propone e Dio dispone”.
Se ci fosse stata malizia o disinteresse da parte vostra, lo capirei che vi sentiste male, ma davvero vi siete fatti in quattro, e non avete badato a spese con i farmaci. Capisco anche l’elemento della sorpresa: siete stati colti in contropiede. Non pensavate che una bambina in ottima forma come me potesse essere portata via in 2 giorni dalla malaria. Ma questa è la dura realtà: quante volte, caro Beppe, queste cose le ripeti ai tuoi infermieri: “ricordatevi che la malaria è il più grande killer di bambini di tutta l’Africa; tenete in mente che li uccide normalmente entro le prime 8 ore dall’inizio dell’attacco; state in guardia perchè la malaria si mimetizza con tutto: possiamo dire che non ha sintomi propri, perchè può mimare qualunque altra condizione…”
Ora ci hai sbattuto il naso di nuovo, e questa lezione te la ricorderai a lungo. Meno male che almeno ora avete le zanzariere che impediranno a molti altri bambini di fare la fine che ho fatto io.
Comunque, non vi crucciate. Io sono felice dove ora mi trovo, e pregherò per tutti voi.

La piccola orfana di Tuuru

 

 
 

Murithi


Ho un anno e sette mesi, sono emaciato e peso meno di 5 chili. Non riesco a mangiare. Dalla bocca mi esce una sostanza simile al pus che mi causa delle ulcere dolorosissime. Non mi posso nemmeno attaccare al seno. Fa troppo male.. Ora sono anemico. Ho 4 grammi di emoglobina, ed ho bisogno di sangue. Fortunatamente i volontari me lo hanno donato e fra poco mi trasfondono. La mia mamma ed il mio papa’ infatti sono malati e non possono aiutarmi. Oggi mi hanno anche dato delle medicine nuove: si chiamano antiretrovirali. Spero di farcela, ma so che sarà dura. Pregate tanto per me.

Murithi

 

La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di

In attesa di donazione

Ann


Cari amici,

mi chiamo Ann, e faccio la standard 6, cioè la prima media. La mia vita è stata normale fino a pochi mesi fa. Mio papà faceva l’insegnante e la mia mamma la casalinga. Ho un fratellino più piccolo che non va ancora a scuola. La mia mamma non ha studiato, ma se la cava bene nei lavori di casa. Tutti i problemi sono iniziati 3 mesi fa, quando il mio babbo è stato ricoverato a Chaaria per una grave forma di TBC. Forse è andato all’ospedale troppo tardi. Infatti nonostante le cure ricevute, è morto all’età di 32 anni. Questo ha portato la mia famiglia allo sfacelo. Mia madre non riesce a pagarmi la scuola convitto dove ho frequentato finora, e quindi ora sono a casa: ho sospeso gli studi. Mamy piange sempre e mi dice che i pochi soldi che riesce a racimolare li deve usare per il nostro sostentamento e per gli eventuali bisogni di tipo sanitario. A me però piacerebbe tornare a scuola. Prometto a chiunque vorrà aiutarmi che studierò con grande attenzione e cercherò di non deludere i miei benefattori.

Grazie! Ann

 

Si ringrazia:

La leva del 1938 di Casalgrasso

 

 

 

 

Patrick


…Vengo da Materi, ed ho un mese di vita. Mi ha portato a Chaaria Rita, e mi ha detto che devo stare qui per un anno, finchè sarò un po’ più grande e mio papà potrà riprendermi a casa.
Purtroppo la mia mamma è morta all’ospedale di Materi. Aveva partorito senza problemi, ma poi aveva cominciato a stare male. Febbre, debolezza, occhi di colore giallo scuro. Dopo due settimane trascorse a casa è stata ricoverata di nuovo. I medici di quella missione hanno fatto tutto quello che potevano, ma non sono riusciti a salvarla. Dalla mia culla sentivo che parlavano di epatite fulminante e di sindrome epatorenale. Io non ci ho capito niente. So solo che hanno smesso di attaccarmi alle sue mammelle. Poi ad un certo punto mi hanno anche portato via dalla stanza del reparto donne, e mi hanno messo in un luogo dove c’erano solo bambini. Hanno cominciato a farmi bere un latte dal sapore strano (non certo paragonabile a quello della mia mamma) attraverso ad uno strumento che non assomiglia proprio al seno delle madri. Dicono che si chiami biberon. In effetti puoi davvero succhiare, ma non è la stessa cosa. La mamma non l’ho più vista, e non so dove l’hanno portata.
Ora sono qui a Chaaria e sono stato affidato a Sr Oliva, che è davvero tenera. Mi chiamo Patrick, ma non sono ancora battezzato… l’unica paura che ho è che la zelante anziana suorina, che ha un debole per i battesimi, mi aggiunga “Olivo”, come secondo nome… so che non sarebbe la prima volta. Speriamo in bene.
Per ora non ho altro da dirvi. Mi sto abituando agli altri orfani più grandi di me, e so che ci faremo buona compagnia. Se verrete a Chaaria, potreste anche provare a prendermi in braccio: questo è ciò che mi manca di più della mamma: avrei tanta voglia di toccarla e di essere stretto e coccolato da lei… Ora basta con questi discorsi tristi, se no piango. Ciao.
A pensarci bene adesso mi metto a strillare così qualcuno capisce che ho il sederino sporco.

Patrick
 
 
La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:
 
Sig.ra Giordano Margherita di Demonte (Cuneo)

Sig. Mario Barbieri di Genova
 
 
 
 

Lillian


Ciao, mi chiamo Lillian e sono la sorella di Erick.
Sono figlia di Rosemary (vedi blog al 22 agosto).
Io vado alle elementari ed ho lo stesso problema di mio fratello. Il nostro donatore si è stancato o non ce la fa più. Io faccio quella che in Italia sarebbe la prima media. Avrei bisogno del vostro aiuto per poter continuare a studiare. Vi abbraccio e vi ringrazio anticipatamente.
Lillian
 
Si ringrazia per la donazione:
 
Sig.ra Chiappello Nadia di Caraglio (Cn)
 
Sig.ra Armetta Monica di Feretto (To)

Charity


Cari amci del blog,
sono stata molto indecisa prima di scrivervi e soprattutto sono stata combattuta sul mettere la mia foto oppure no sul blog. Mi sono però convinta che era giusto così. Ho 16 anni e sono ancora una bambina. Non so perchè mi sia capitata una cosa così, ma so che ho bisogno del vostro aiuto. Due mesi fa avevo solo una pustola sul naso. Sono venuta a Chaaria perchè produceva sempre pus e non guariva mai. Beppe ha fatto una biopsia ed il risultato è stato devastante: PNL TUMOUR, o craniofaringioma. E’ una forma di tumore abbastanza comune in questa parte del mondo, anche se raro da voi. Sembra che sia in parte dovuto a dei virus che voi non avete in Italia.
Ora la cosa è diventata drammatica: la mia foto parla da sola, non ho più il naso, che è stato sostituito da un cratere. Non riesco più ad aprire gli occhi che sono troppo gonfi. Per adesso non c’è comunicazione tra la bocca ed il cratere, per cui riesco ancora a mangiare, anche se di appetito non ne ho proprio.
Non ho trovato nessun matatu che mi caricasse perchè puzzo troppo. E’ stata Sr Anselmina di Mukothima a portarmi a Chaaria oggi. Beppe dice che non pagherò niente per l’ospedale: il fatto è che a Chaaria non ci sono le medicine o forse la radioterapia di cui ho bisogno per salvarmi. Beppe dice che ha già troppi debiti in ospedale e non può pagarmi le cure di Nairobi. Lo stesso ha ripetuto Sr Anselmina, ma a volte internet è capace di creare catene di solidarietà grandiose, e forse, con l’aiuto di qualcuno di voi, potrò fare il viaggio della speranza al Kenyatta Hospital. Grazie a chi mi aiuterà. Ma fate in fretta perchè la malattia galoppa. Quando guardate il mio volto sfigurato, pensate al crocifisso, e ringraziate Dio per avervi dato la salute. E’ un dono troppo grande, di cui non ringraziamo mai abbastanza, e che diamo per scontato. Ci rendiamo conto di quanto fosse importante, solo quando lo abbiamo perso. Ciao. Ah, volevo dirvi il mio nome. Mi chiamo Charity.
Vi abbraccio tutti.

La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:

Sig. Giulio Pichiecchio

Sig.ra Mariangela Pritini

 

 

28 Ottobre 2008

 

E COSI’ SONO ARRIVATA…

 

… la strada e’ stata durissima, ma ora sono finalmente in cielo.
E pensare che ad aprile avevo solo una piccola pustola sul naso, e tutti pensavano che fosse una puntura di insetto. Poi, invece di migliorare, quella piccola escrescenza, ha cominciato ad ulcerarsi, a farsi sempre piu’ profonda ed estesa, fino a mangiarmi
prima il naso e poi tutto il volto. Avevo tanto male, e sapevo di puzzare terribilmente, anche se il mio senso dell’olfatto se ne era andato da tempo.
Ma poi il Paradiso e’ arrivato.
E’ successo oggi, al Kenyatta National Hospital, dove ero ricoverata da un po’ di tempo.
Ora la mia faccia e’ perfetta come prima. Sono di nuovo bellissima, come tutte le adolescenti della mia eta’, anzi lo sono ancora di piu’ perche’ ora sono un Angelo.
Non piu’ dolore, non piu’ ulcere che mi consumano il volto.
Desidero ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato, soprattutto Ezio che mi ha coccolata e mi e’ stato sempre vicino mentre ero ricoverata a Chaaria.
Grazie ancora a Ezio, a Giulio e Mariangela per essere stati i miei Buoni Samaritani, che con le loro offerte hanno permesso questo “viaggio della speranza a Nairobi”. E’ vero che poi alla fine non hanno fatto molto di piu’ di quanto avrei potuto ricevere a Chaaria. Ma lo sappiamo che non e’ il successo che conta; e’ l’amore che uno ci ha messo.
Andare al Kenyatta e’ stato un gesto di tenerezza nei miei confronti: non volevate che io morissi senza poter dire che avevate tentato il tutto e per tutto.
Per cui, ora dal Paradiso sono io a promettere le mie preghiere per tutti coloro che mi hanno aiutato. Non mi dimentichero’ di voi e vi terro’ sempre davanti al trono di Dio.
E anche io, come gia’ ha fatto Doreen, vi voglio ripetere: “se mi ami, non piangere”.
Certo sara’ dura per i miei genitori, ma anche a loro staro’ vicina.
Ciao.
 
Charity Karimi

 

Stella


Mi chiamo Stella. Ho una osteomielite che mi ha completamente mangiato la testa del femore sinistro. Vedete che la mia gamba sinistra è più corta dell’altra. Ho delle fistole che non posso farvi vedere perchè dalla testa del femore ora raggiungono anche i miei genitali esterni. Ho dieci anni e sono in queste condizioni da 4. Unica speranza è una protesi totale d’anca. La farebbero al Nairobi Hospital, ma i miei non hanno i soldi… quell’ospedale è carissimo. E’ per i ricchi. Ora la mia richiesta è duplice: c’è qualcuno che vorrebbe provare a pagarmi questo interveto a Nairobi?. Alternativamente, c’è un chirurgo ortopedico che potrebbe portarsi la protesi dall’Italia e operarmi qui, magari affittando la sala operatoria di Nkubu o Matiri?

Grazie in anticipo, Stella

 

La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:

Fratelli e sorelle di Don Pasquale

Sig.ra Erika Baggio e Villi Scalzotto di Cittadella (Pd)

Sig. Gaspare Di Matteo di Rivoli (To)

 

 

 

 

 

 

Bimbo ancora senza nome


Sono in ospedale non perchè io sia malato, ma perchè la mia mamma è morta di malaria alcuni giorni fa… a dire il vero il suo seno mi piaceva molto di più. Ora che lei ha deciso di lasciarmi da solo e di andare in Paradiso troppo presto, devo usare questa bottiglia di plastica, ma non è la stessa cosa. La cosa strana è che non so il mio nome… quando mio papà verrà all’ospedale, me lo farà sapere. io il mio papi non l’ho mai visto, perchè lavora a Mombasa e sta via molti mesi… ma gli hanno mandato il messaggio riguardo alla mamma ed ha detto chhe viene prestissimo, forse già domani. Grazie che mi pensate.
 
 

La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:

 
Sig.ra Assunta Zanon di Rivalba (Torino) e Sig. Vincenzo Bilardo
 
 

David Gitonga


SONO MALATO…
… da molto tempo ma non lo sapevo. La mia mamma mi ha sempre dato da mangiare lo stesso cibo che lei offriva anche ai miei fratellini. Loro però crescevano, ed io diventavo sempre più debole. Mangiavo, ma avevo sempre la diarrea. Era come se non si fermasse nulla dentro. Poi la cosa strana è che mi sono venuti i capelli bianchi anche se ho solo 7 anni di età. Adesso questi capelli sono sempre più deboli e sembre più diradati. Sto diventando calvo. Poi ho cominciato a gonfiare come un pallone: non sono grasso. Sono tutto edematoso. La mia pelle è sottile e secca. Si spacca come niente. Vedete quante ulcere rotonde. Sono tanti foruncoli che prima fanno un male cane, poi scoppiano permettendo all pus di uscire e lasciando un buco che mi prude molto. La mia bocca è piena di mughetto, che non è un bel fiore. E’ una patina bianca che fa diventare cattivi tutti i cibi che provo a mangiare. Proprio per questo “gustaccio” in gola, non mi nutro quasi più, e come conseguenza divento
sempre più gonfio. Mi hanno anche detto che sono anemico.
A Chaaria mi hanno comunicato che ho una malnutrizione forse causata da qualche milione di parassiti intestinali che si chiamano Giardia. Quegli infami si dispongono sulle pareti del mio intestino e lo ricoprono di uno strato impermeabile, come se fosse nylon. Così io mangio, ma non assorbo niente e le mie condizioni peggiorano.
La mia malattia in Inglese si chiama PEM, che vuol dire Protein Energy Malnutrition. Alcuni bambini come il sottoscritto sono tutti gonfi ( la nostra malattia viene poi sotto-classificata come Kwashiorkor); altri diventano tutti secchi e disidratati con l’aspetto vecchieggiante come se avessero 90 anni (la loro condizione viene definita marasma). Ora mi hanno dato delle medicine per uccidere la Giardia. Poi mi danno vitamine, terapie per risolvere il mughetto, ferro e acido folico per l’anemia. Mi fanno anche degli antibiotici in vena a causa di una brutta tosse con catarro giallo. Il dottore dice che ci vorranno però molti mesi prima che io riesca ritornare nuovamente come gli altri bambini. Per guarire ci vuole molta pazienza.
Ciao. DAVID GITONGA e Fr Beppe
 
La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:
 
Sig.ra Guglielmina Bollati
 
 

Kelvin Muguna


Sono Kelvin Muguna ed abito a Kiamuri. La mia mamma ha sempre delle bruttissime idee, come quella che ha avuto oggi. Mi ha portato alla clinica dove sono stato ricevuto da un gruppo di visi pallidi, tra cui quello spilungone con i capelli lunghi e la barba che vedete nella foto. Mi sa che i pallidoni che vengono in Africa a fare del volontariato sono davvero tutti sadici. Infatti la prima cosa che mi è capitata è che mi hanno spogliato tutto nudo (che vergogna il mio pisellino al vento! Ma la mamma non era preoccupata, anzi sembrava tutta compiaciuta). Poi mi hanno infilato in un sacco come quello delle patate, e mi hanno appeso ad un gancio: ma siete diventati matti? Io non ho nessuna intenzione di impiccarmi. Tiratemi giù subito!!! E’ un ordine… Ma nessuno ascoltava le mie proteste.  Infatti quando ero lì appeso come un salame, tutti guardavano un orologio rotondo al di sopra della mia testa: ma proprio adesso dovete guardare l’ora? Non potete guardarla dopo e tirarmi fuori
da questa specie di sacco a pelo?
Ma il peggio è venuto più tardi: quando finalmente mi hanno liberato, dicendo alla mia mamma che non sono sotto peso, non mi hanno mica messo i vestiti… no no… hanno cominciato a bucarmi il sederino con tante iniezioni. Hanno detto che sono vaccinazioni e che sono per il mio bene. Io però il mio bene ora non lo vedo. Sento solo il male che fa, e strillo sempre più forte nella speranza di spaccare i timpani a tutti questi uomini bianchi che hanno lavato il cervello a mia madre. Magari se strillo più forte ancora, se ne vanno… Anzi per vendetta ho anche fatto la pipì sulla gonna nuova di una visa pallida… Lei si è indispettita  (mi sembra un po’ schizzinosa) e mi ha detto: “moccioso!”… Però io sono proprio contento, e se prova ancora a toccarmi il fondoschiena le faccio anche la cacca su quel vestino nuovo!
Ora però vedo che la mia mamma riceve un cartellino giallo, e finalmente mi mette quattro stracci addosso. La sento dire grazie agli spilungoni anemici… Ma che grazie d’Egitto, mi hanno fatto venire le vertigini attaccandomi ad un gancio, poi mi hanno reso il sedere come un colabrodo… e adesso bisogna anche ringraziarli… ma andiamo via, scappiamo a gambe levate e speriamo di non vedere mai più camici e facce bianche sulla nostra strada… è meglio che vadano a quel paese… come si chiama quel paese? ah sì, è meglio che i bianchi  vadano a Chaaria, noi di Kiamuri delle loro vaccinazioni nel sedere non sappiamo proprio cosa farcene.
Ciao Kelvin con la traduzione simultanea di Beppe
 
La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:
 
Sig.ra Elisa Ban Macario
 
Sig.ra Immacolata Borgna
 
Sig.ra Enrica Zanone
 

Mwendwa, Mutethia, Kanana e Murithi


Siamo 4 mamme arrivate da Kiamuri. Abbiamo messo il vestito bello, ma vi assicuriamo che siamo davvero povere. Queste scarpe che vedete sono le uniche che abbiamo. Sono quelle della Messa domenicale. Anche il vestito è quello della festa. lo abbiamo messo per venire in ospedale a Chaaria perchè i nostri bimbi sono malati, e davanti al dottore ci si mette il vestito più bello. Non fate così anche voi in Italia? I nostri bambini hanno tutti la malaria. Siamo 4 cognate e veniamo dalla stessa famiglia allargata. I nostri bambini si chiamano, partendo da sinistra, Mwendwa, Mutethia, Kanana e Murithi. Grazie. A Chaaria metteranno il chinino in vena e staranno subito meglio.
Ciao
Firmato dalle mamme Mpinda, Mugure, Kanyua, Karea

La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:

Sig.ri Enrico, Cristina, Luigi ed Anna Gaido/Fasano (familiari di Fr Beppe)

 

 

Erastus


Ciao, sono Erastus. Sono qui in ospedale perchè ho una malattia del sistema nervoso e non riesco nè a camminare nè a muovere le mani. dormo quasi tutto il giorno perchè mi danno delle pastiglie che prevengono le convulsioni. Ho 8 anni ma mi faccio ancora la cacca e la pipì addosso. I miei mi hanno abbandonato qui in ospedale e non sono mai più venuti a vedermi… per così dire mi hanno scaricato. Li capisco perchè sono molto poveri e vivono in una baracca di fango e paglia, ma mi fa star male essere abbandonato al Cottolengo come un pacco postale… sembra una cosa di altri tempi quando i bambini venivano messi nelle ceste e poi lasciati al cancello delle chiese.
Adesso mi fanno la fisioterapia ed ho imparato anche a mangiare da solo. Nella foto sono addormentato. Mi mettono le sbarre perchè altrimenti posso cadere dal letto a causa degli attacchi epilettici che mi vengono anche di notte. Grazie al Buon Samaritano che mi manda una offerta. Non che il Cottolengo mi mandi via… anche perchè non sanno neppure dove sia casa mia ed io non me la ricordo… ma se mi mandate qualcosa io la posso  dare ai Fratelli per far loro capire che anche io, come tutti i malati, sono cosciente che le mie terapie costano. Grazie ancora. Erastus

La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:

Sig.ra Monica Rossetti

 

 

Bimbo


Sono nato l’11 agosto a casa perchè la mia mamma non aveva soldi per l’ospedale. Adesso ho una infezione terribile del cordone ombelicale. Sono arrivato a Chaaria alle ore 19 del 19 agosto. Le mie medicine costano tanto. Mi dicono che si chiamano antibiotici. Vero che aiutate la mia mammina a comprarmeli?
 
La terapia è stata somministrata grazie alla donazione di:
 
Sig. Roberto Vezzola di Bollate (Mi)